non bastano i morti, la nave che affonda, il capitano che l’abbandona, la telefonata modello bambino cazziato dalla maestra.

ci voleva pure la gente “eh ma la crociera è una vacanza triste, da persone tristi, chi va in crociera ci va per avere l’illusione di – BZZZZ FREE JAZZ SPERIMENTALE CHE COMINCIA QUANDO NON SEGUO PIU’ UN DISCORSO”

ma i cazzi vostri no? ma uno non può essere libero di scegliersi la vacanza che più gli aggrada, senza per questo essere inserito in una categoria sociologica dispregiativa, come se comprare le lonely planet, scattare foto storte a paesaggi e scrivere appunti di viaggio su un moleskine come i chtawin dei poveri fosse meno da imbecilli?

no, perché ieri sera da santoro un tizio veneziano ce l’aveva da una parte con i costi ambientali delle navi, che può anche essere una presa di posizione non dico giusta ma ascoltabile, poi senza soluzione di continuità passava con nonchalance al giudizio sulla crociera come tipo di vacanza. e fosse stato l’unico, chiaramente dall’incidente in poi è tutto un proliferare della vacanza dei poveri che vogliono sentirsi ricchi.

[che poi, la lonely planet. anzi, la rough: nel capitolo sugli studios di LA c’era scritto qualcosa tipo “se proprio volete fare la tipica cosa dei turisti…” io ho speso venti euro per sentirmi giudicata, giustamente. mi viene voglia di correre in un’agenzia dei viaggi del ventaglio e acquistare un pacchetto per sharm. giusto per distinguermi da questa manica di spaccapalle.]

desiderare che la gente non sia cretina è troppo, ma almeno per una volta nella sua vita si facesse i cazzi suoi, lasciasse in pace il prossimo senza additarlo, senza avere sempre una cazzo di opinione, perché qua abbiamo sempre tutti un’opinione, un giudizio su tutto, qualcosa da dire, siamo opinion dealers, E SANTIDDIO pensavo che mia madre fosse spaccapalle, ma quanto mi ero sbagliata, quanto poco conoscevo il mondo.

 

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poi dici perché Ball è un genio.

 

non credo ci sia bisogno di un titolo.

ringrazio mio padre, che ha comprato questo libro nel 1943 (conoscendolo, sicuramente l’ha fatto perché era un bestseller e poi non l’ha manco aperto, ma questo non ha importanza. il magnifico oggetto fotografato qui sopra ha attraversato quasi indenne 68 anni, per poi arrivare a poggiarsi sulla mia panza nelle notti dell’ultimo quasi-anno – lo so, ci ho messo un botto, ma un po’ è che ho letto quattro pagine al giorno, un po’ è che lo facevo apposta. )

 

 

il Metodo Castellari per la scelta del titolo del film è cosa ormai conosciuta anche dalle pietre. si tratta di scegliere un titolo in modo che faccia esclamare a chi lo sente “mecojoni!” e non “e ‘sti cazzi?”, invogliando lo spettatore ad andare a vedere il film ed evitando che se ne disinteressi cinque nanosecondi dopo averlo sentito nominare. ma il Metodo Castellari è anche un ottimo metodo utilizzabile dallo spettatore per scegliere i film. io lo applico da quando l’ho conosciuto, e non ho mai avuto sòle. poi magari mi direte che “le biciclette di Pechino” è un capolavoro, ma credo di poter vivere senza. comunque, per chi volesse un ripassino, eccolo.

 

alla luce di questo Metodo, assegnamo il Gran Prix Mecojoni 2011 per titolo, trama e attori al film presentato nel seguente trailer.

manca giusto “te do ‘na pizza così forte che quanno hai smesso de gira’ i tuoi vestiti so’ passati de moda” ma non so se è uscita al cinema.

fonte: vulture

nda: naturalmente la mia preferita è “you fucked with the wrong marine!”

 

 

 

volevo fare gli auguri alla signora che quando il laccetto del canovaccio si rompe lo ripara ricucendolo come se fosse la cosa più importante dell’universo. alla signora che quando a ventidue anni me ne sono andata a Milano mi ha detto “non portarti questo copriletto, c’è una macchia (era una macchia microscopica) portati quell’altro”. alla signora che mi ha regalato il mio primo bellissimo filo di perle, io che ho passato tutta la post-adolescenza pensando che non esistessero altre calzature a parte gli anfibi, e sbeffeggiando il filo di perle con frasi come “non mi avrete mai”. alla signora che mi risponde al telefono anche se non la chiamo da giorni, quando ho bisogno di sapere come si fa la pasta con le sarde. alla signora che mi chiama quasi una volta al giorno per sapere come sto, e io non riesco a capire che bisogno ci sia di sapere come sto oggi visto che già sa come stavo ieri, e le rispondo male, e non mi manda mai a quel paese, mentre me lo meriterei abbestia. alla signora che due giorni prima che vada a trovarla mi chiama per sapere cosa voglio mangiare. alla signora che, dopo che gliel’ho detto, corre a prepararmi le polpette col sugo. alla signora che da piccola mi diceva “fai come vuoi” e io andavo in crisi. alla signora che, da più grande, mi diceva “so che andrai benissimo” e io andavo ancora più in crisi. alla signora che, a me che ho 31 anni e che dovrei essere una donna fatta e finita, chiede “ti serve qualcosa?” alla signora i cui abbracci in genere evito, perché non so perché, ma sono così schiva. alla signora che ho passato la vita a criticare. alla signora che alla mia età già aveva fatto carriera e manteneva metà della sua famiglia d’origine. alla signora con le borse più belle del mondo. alla signora col mio stesso numero di scarpe e quei bellissimi stivali anni ’70 di suede che ancora sono bellissimi. alla signora che trent’anni fa sgambettava per Roma col tacco 11, mentre la figlia all’età sua si porta le ballerine in borsa e dopo un quarto d’ora già soffre. alla signora che viene a Roma per vedersi il centro serena. alla signora che mi ha insegnato i gioielli, le pietre, guardando il centro serena. alla signora che sa i mobili in francese. alla signora che legge Bravacasa, Casaviva e Casafacile. alla signora che non leggerà mai questo post, perché la figlia è fatta com’è fatta, e non glielo farà leggere mai.

auguri, mamma.

ogni anno, quando vedo i pesci d’aprile delle grandi multinazionali web, non riesco a fare a meno di pensare agli schiavi che hanno fatto le notti a progettarli. “mi raccomando ragazzi, divertitevi, deve essere una cosa divertente! naturalmente non abbiamo budget, eh, ma è un divertimento per voi, no?” e tutti giù a ridere.