bricosegnalazioni


è abitudine consolidata, soprattutto in questi ultimi anni, identificare napoli con l’immondizia e i napoletani il colera.

non mi dedicherò a smentire queste equazioni, perché non mi interessa lavare la testa all’asino. soprattutto quando l’asino è del nord e porta un fazzoletto verde legato al collo. nemmeno se l’asino siede nell’europarlamento, in quello italiano e, beato lui, in quello padano.

a quell’asino col fazzoletto verde, quello che uscito dalle aule parlamentari frequenta le frange più estremiste della tifoseria padana, però voglio dedicare un messaggio scritto con la sua stessa grafia. ma senza errori di battitura.

il documentario di vincenzo marra, “estranei alla massa” non è soltanto la storia di un gruppo di tifosi. è sopratutto un racconto sulla napoli vera, quella lontana mille miglia dai riflettori e dalle bugie della televisione. quella napoli, quei napoletani, di cui tutti quanti sembrano dimenticarsi ma che poi in fin dei conti è quella che lavora, lotta, si arrangia onestamente e alla fine della storia ne esce ammaccata, delusa, ma, tutto sommato, viva.

ecco, cari amici, ricordatevelo bene: potete offenderci, derubarci, umiliarci, emarginarci, ma non potete piegarci.

non abbasseremo mai la testa e non cederemo. né alla tentazione di rispondere nè a quella di mollare.

nella vita, come sugli spalti.

non capisco come sia possibile che notizie di questo livello passino completamente inosservate* (in castellano usano questa parola – che secondo me è – bellisima: “desapercibido”).

* ne ha parlato qui, la signoramaria.

l'antifascismo popolare - di giuseppe aragno

per tanti motivi, sono un ragazzo fortunato. per esempio, ho un papà che, oltre a parlare di argomenti estremamente più seri ed interessanti dei miei, ogni tanto scrive dei libri.

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ma che fine avranno fatto?

ma che fine avranno fatto?

gli oggetti giganti esercitano già da soli una particolare fascinazione sulla mia personalità stupida, quando poi sono di plastica e per di più coloratissima è la fine.

il tg3 ha un inviata che si chiama maria magari. e ogni volta che lanciano un suo servizio dicono: “ce ne parla maria, magari” così con questa pausa che sembra proprio una virgola.

La gatta di Bush.

La povera gatta di Bush.

E’ con grande cordoglio che noi tutti ci uniamo al dolore della famiglia Bush per la scomparsa dell’amato congiunto.

Ci assale un dubbio: se la morte di un gatto lo addolora, il povero Bush dev’essere un uomo distrutto, considerando la quantità di morti innocenti che si porta sulla coscienza.

Condi, passami la pala! Voglio seppellirlo con le mie mani.

Se anche tu, quando vedi carlopastore (ma anche giuliano dei negramaro, jovanotti o un qualsiasi blogger-che-ha-scritto-un-romanzo) improvvisamente scopri di avere la dermatite seborroica, non sentirti più solo.

Solitamente non lo faccio, ma questo post mertita tutta la nostra attenzione.