Il rodimento di culo è la rabbia degli sfigati, di quelli che somatizzano e si ricoprono di bolle, che portano rancore, che non dimenticano niente, neanche lo stronzo che dall’alto della sua maglietta firmata “Merit” vent’anni prima li ha presi in giro per le loro scarpe del mercatino false “Superga”.

Io lo conosco bene il rodimento di culo, un po’ perché sono donna (e come dice Marge Simpson “possiamo portare rancore per il resto della nostra vita”) e un po’ perché vent’anni fa ero una di quelli che il resto della classe prendeva in giro. E sono certa che se dovessi incontrare la stronza della maglietta “Merit” balbetterei, non saprei cosa dire, scapperei via imbarazzata, anche dopo vent’anni di esprit de l’escalier immaginati, anche con delle Louboutin ai piedi, anche con qualche miliardo nel conto in banca. Mentre ovviamente lei non ricorderebbe niente, forse neanche di avermi massacrato di prese per il culo.

Per questo il Re del rodimento di culo, nel film che parla di lui, mi ha fatto tanta tenerezza: uno che pur essendo diventato miliardario ha continuato ad essere solo uno sfigato col rodimento di culo.

E il giorno dopo, su Facebook, gli ho chiesto l’amicizia. Ma non si poteva, perché ormai è personaggio pubblico, e mi sono accontentata di manifestargli tutta la mia solidarietà cliccando su “mi piace”.

Non importa che Facebook per me sia il male, l’Italia dell’internet. Ti voglio bene, Mark, te ne voglio tanto.

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