c’è uno sport che mi appassiona più del curling, più del gossip, più dello shopping. si chiama “andare in ansia” e, vista la frequenza con cui lo pratico, dev’essere la mia attività preferita in assoluto.

capisco che sia accettabile, anche se un po’ ridicolo, che una donna, nei quattro mesi precedenti al suo matrimonio – il suo proprio – si svegli ogni giorno piangendo, in preda all’ansia organizzativa.

magari anche avere delle crisi di panico prima di una consegna di lavoro – dovute alla paura di commettere errori – è una cosa plausibile.

ma la ragione per cui, di fronte al matrimonio di altri il giorno dopo – pur essendo questi altri dei carissimi amici, praticamente fratelli, pur essendo questo il primo matrimonio dopo il suo di cui gliene freghi qualcosa – una donna debba essere in ansia, e controllare nervosamente il meteo, e tante altre cose da malata di mente, ecco, la ragione di tutto questo mi sfugge.

(un ego gigantesco? naaaa, io? una persona così poco self-centered. ha ragione il titolo, dev’essere un grande altruismo e una grandissima empatia.)

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