devo ammettere che l’argomento “beauty” è uno dei più annosi e appassionanti del mondo femminile, e non smette mai di sorprendermi.

ad esempio, ho scoperto oggi che bottega verde è il Demonio. tu prendi tre prodotti da un euro, in offerta, per non spendere tanto. li appoggi sul bancone, e la commessa ti chiede se hai la tessera. tu dici di no, lei ti dice ah, no, perché altrimenti aveva lo sconto del 50% su altri due prodotti. ok, allora tu fai la tessera.

intermezzo sulla tessera
sul dizionario, alla voce “carne da ricerca di mercato”, ci si trova la mia foto – o il mio avatar.  da quando ho scoperto che tutto sommato i miei dati personali e di acquisto sono una merce che vale la pena di scambiare con sconti ed offerte speciali pensate solo ed esclusivamente per me, sì, proprio per Lei, Signora Maria, ho preso uno scivolone bruttissimo, e cominciato a barrare “sì” dove prima barravo sempre “no” o “no, non se ne parla, scordatelo, sto cavolo”. oggi, per esempio, nel modulo di richiesta della tessera di bottega verde, ho detto sì non solo al trattamento dei dati personali, ma anche alla sezione “profilazione” e, L’ORRORE, L’ORRORE, anche a quella del TELEMARKETING. la mia vita ormai è finita.

dicevo. fai la tessera. scegli due prodotti che comprerai scontati al 50%, e li appoggi sul bancone. e in quel momento la commessa ti dice “bene, e ora se vuole ha anche il 50% su un altro prodotto, e visto che uno di questi due che ha appena preso era un solare, sappia che se prende tre solari ha in omaggio un favoloso beauty case”. GOSH. ok, dico allora intanto prendo un doposole, ma poi il 50% ce l’ho pure sul terzo prodotto solare? “Certo”, risponde la demoniaca commessa di BV. quindici minuti dopo. “Senta”, dico alla commessa,”io ci ho provato a prendere il terzo prodotto solare, sa, mi scusi, ma non mi serve proprio. non so neanche se andrò al mare tutte queste volte.” e poi penso ai quattro beauty regalati in profumeria che affollano l’armadietto sotto al rubinetto, e gioisco per l’entropia che mi sono risparmiata. “va bene, non vuole prendere neanche un altro prodotto non solare? ha il 50% di sconto.” …no. detto questo, ero comunque entrata per spendere tre euro, e sono uscita che ne ho spesi trenta. il dettaglio più malvagio della faccenda è il gesto che la commessa ha fatto dopo che ho pagato. ha infilato un simpatico campioncino omaggio – una boccetta anche abbastanza grande di profumo per il corpo al muschio bianco. “e questo è un omaggio per lei.” oddio oddio grazie, vi voglio un sacco bene! voi siete il demonio. la psicologia nascosta dietro ai negozi beauty è inquietate, spaventosa, e mentre sorrideva, quella là, lo sapeva benissimo che sarei tornata, e anche molto presto. e infatti tornerò, mi arrendo, sono alla vostra mercè. fino a che continuerete a regalarmi campioncini, avrete il possesso della mia mente. vi odio. e poi vi amo. e poi vi odio. eccetera.

mi si compra con pochissimo. come i cani. basta una stupidaggine per guadagnarsi il mio imperituro affetto e la mia infinita fedeltà. come un artefattissimo “ma come sei dimagrita, ora basta!”, o un professionale “ma cosa dici, per te non ci vuole mica la 46, sei una 44 è chiarissimo!”, o anche il geniale “ti do una small, vero?”.  ecco, io me le bevo tutte, io sono il bersaglio perfetto di tutti i più biechi stratagemmi di marketing femminile, applicato alla vendita o alle relazioni interpersonali. l’ultimo e più chiaro esempio è stato il parrucchiere, il mese scorso. ci ero andata l’ultima volta all’università, sette anni fa, prima di trasferirmi a milano.  tornata a roma, avevo avuto una brutta esperienza da un altro parrucchiere, poi decido di tornare da questo.
lui, il proprietario del negozio, si mette a lavarmi i capelli e mi dice “io ti ho già vista”. arrossisco e dico “dici?” “sì, sono sicuro di averti già vista, sei già venuta qui, vero?”, afferma lui con sicurezza. io a quel punto sono già cotta dall’emozione, e rispondo “beh sì, venivo qui quando stavo all’università” “ecco, vedi? io non dimentico mai una faccia.” dopo avermi tagliato i capelli, per inciso un taglio fichissimo e facilissimo da gestire, mi guarda e mi dice “vedi? un viso particolare come il tuo è perfetto per questo tipo di tagli.” io fessa come un pescelesso, e perfettamente cosciente del fatto che sono tutte frasi di circostanza, scelgo scientemente non solo di credergli, ma gli giuro fedeltà eterna. non solo non avrò altro parrucchiere all’infuori di lui, ma ho spostato lì anche tutto il ramo estetica. io gli voglio bene, a quest’uomo, e gliene vorrò sempre. le conferme a buon mercato sono la droga dell’autostima.

l’unico traccheggio del marketing del settore beauty che con me non funziona è tutto ciò che riguarda la depilazione fai-da-te.  non importa quanti spot fanno, quanti siti aprono, quante iniziative inaugurano. non riusciranno mai a convincermi che la depilazione fai-da-te è cosa buona e giusta. prima di tutto, perché quando è facile, dura trenta minuti. secondo, perché quando dura più di trenta minuti, non è mai facile, né indolore.

la cosa che mi insospettisce di più, del marketing sulla depilazione fai-da-te, è che in tutte le immagini che propagandano, fisse o in movimento, sembra sempre che devi depilarti solo la parte davanti delle gambe, in genere sotto al ginocchio.

signori della depilazione fai-da-te, volevo comunicarvi una grande notizia: i peli crescono anche nella parte posteriore delle gambe, e anche sopra il ginocchio. e anche in altri posti che non sono per niente facili, semplici, o comodi da depilarsi da sole.

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