Dopo il tanga, le macchine 50, i suv, jovanotti, courtney love, brizzi, diaco, toscani, grillo, la guzzanti, i bonghi, le nuove manie della rete scoperte da repubblica.it, i subsonica, i dipendenti dei call center, la mia indignazione è montata, poco a poco, diciamo da primavera in poi, per dirigersi verso il mio nuovo oggetto d’odio universale: facebook.

potrei benissimo limitarmi a scrivere FACEBOOK FA CAGARE, E’ UN SOCIAL NETWORK PER DEMENTI, E SE PROVI A TAGGARE UNA MIA CAZZO DI FOTO, COL MIO CAZZO DI NOME, SENZA CHIEDERMI NEMMENO UN CAZZO DI PERMESSO, TI SCUOIO, ma no. non voglio essere gratuitamente aggressiva, voglio argomentare.

allora, facebook non è soltanto un social network di un’inutilità oscena. questo, se fosse solo questo, lo renderebbe un’opera d’arte: l’inutilità totale, nella sua innocente gratuità, è veramente difficile da raggiungere, e quando succede, si produce bellezza.

purtroppo, facebook ha un’utilità: posto che sicuramente non è quella di stare in contatto con i tuoi amici odierni, visto che già sai cosa fanno chi vedono e quante birre non virtuali consumano, l’utilità di facebook è metterti e rimetterti in contatto con gente che non vedevi da un sacco di tempo.

il concetto stesso è inquietante: se certa gente non la senti e non la vedi da un sacco di tempo, forse c’è una ragione.

l’idea che una delle mignotte parioline che erano in classe con me alle medie possa trovare informazioni sul mio conto su internet mi dà i brividi.

inoltre, l’utilità è inutile anche nel caso del “mi permette di organizzarmi meglio con la mia rete di 200 amicizie effettive frequentate”: ci sono le mail, se proprio non vogliamo nominare altri social network.

ma non è solo questo, è l’offesa, lo schiaffo in faccia alla vita online, la nullificazione del concetto di avatar, la sovrapposizione totale tra vita online e vita offline, che fanno di facebook un social network orrendo. mentre prima la vita online era un modo per creare una rappresentazione di sé, mendace o meno, ma una rappresentazione, interessante in quanto narrata, costruita, interpretata, scritta, adesso è mero resoconto della banalità. ossia: ancora una volta, ci viene data l’opportunità di esprimerci, anche e soprattutto quando non abbiamo assolutamente un cazzo da dire. funzione fatica allo stato puro. un po’ come la tv con i reality show, e ancora di più con la tv dei tronisti: basta essere lì a recriminare di esistere, dando fiato alla bocca a caso. questo, secondo me, è il segnale supremo della decadenza umana. troppi mezzi a disposizione, e troppo poco da dire. dopo gli imbecilli con la fotocamera (di cui sono un’orgogliosa rappresentante, fiera delle mie foto con pretese artistiche che poi si rivelano essere sempre rilevazioni catastali o da ufficiale giudiziario), diamo il benvenuto, anzi, facciamo entrare in studio un nuovo soggetto sociale: l’imbecille col profilo su facebook. no, mi spiace, non voglio essere tua amica.

l’ignoranza di facebook risiede appunto nella possibilità di vivere in rete offerta, purtroppo, anche a chi della vita in rete non ha assolutamente la minima idea. ad esempio, la netiquette: ma qualcuno ti ha mai detto, imbecille, che prima di mettere una foto di una persona e di taggarla devi chiederle il permesso? sì, ho capito che se la persona in questione è iscritta al tuo social network per minorati mentali, può eliminarla, ma se non lo è? per quale motivo ti senti in diritto di farlo? ma non ho il diritto di decidere IO, prima di te, se voglio o meno che una foto con la mia faccia venga messa online, e poi taggata col mio nome?

ah, già. la netiquette sta a facebook come “studio uno” sta a “uomini e donne”: il simpatico retaggio di un passato elegante ed old school che fa quasi tenerezza.

ecco. facebook è tamarro. maleducato. fastidioso. e osceno, nella sua messa in scena di cose irrilevanti, che non interessano a nessuno. la sua oscenità è confermata da un dato inquietante, il fatto che ha superato, come fruizione online, il porno. (in realtà sono i social network in generale che l’hanno superato, ma facebook è il primo nel ranking) questo non solo fa rimpiangere le pagine piene di black on blonde, facials, e via dicendo, ma la dice anche lunga sul futuro dell’umanità. ridateci il porno, tornate a farvi le pugnette. è più dignitoso. e invece no, il nuovo porno è facebook, la nuova perversione è sapere che il tuo compagno di classe delle elementari è uscito con la cugina della tua compagna di classe delle medie, e si sono fatti una foto con la lingua di fuori alla festa in discoteca organizzata dall’amico di quello che è amico di uno che lavora con te e che ti vuole aggiungere al profilo, e poi vuole invitarti a partecipare ad un test per scoprire che personaggio di “hazzard” sei. (non so se è chiaro: che la funzione sociale del porno stia venendo soppiantata dai social network è una cosa che trovo inquietante e repressiva solo io? )

casomai non lo avesse notato nessuno, il tema “facebook chiude la gente in casa invece di farla incontrare davvero” è stato bypassato: mi sembra un po’ da teoria ipodermica della comunicazione, è scontato e semplicistico dirlo, e nemmeno tanto veritiero, secondo me. il problema di facebook non è la fagocitazione della vita offline da parte di quella online, piuttosto, come ho già detto, il contrario: la fagocitazione della vita online da parte di quella offline.

sotto silenzio passa anche il dato di fatto: dietro facebook c’è una allegra combriccola di teocon americani, che hanno in mente la chiara idea del controllo della gente, dei suoi movimenti, e dei suoi contatti. non mi interessa discuterlo perché non è il punto, e pur essendo un dato effettivamente inquietante, anche se un po’ dietrologico, non è per questo, che per me bisognerebbe elimiare questo spaventoso social network. è ovvio che personalmente preferisco gestire in autonomia le mie frequentazioni, e siccome già nessuno al mondo si fa gli affari suoi, perché l’essere umano è un essere gossipparo, almeno non voglio rendere il compito facile a questa gente che fa dell’osservazione della vita altrui il fulcro della sua esistenza. (e qui, anni di residenza in una piccola città di provincia sono stati una grande scuola.)

sì, è vero. facebook è un fenomeno di massa. un vero e proprio boom. facebook ha portato online, facendo accedere al social network, milioni di persone che nemmeno sanno cosa sia esattamente, un social network. e qui sta la sua grandezza. e qui, per me, sta la sua oscenità.

sono stanca di andare in giro e trovarmi sempre vicino a qualche sconosciuto che, prima o poi, dice cose tipo “profilo”, “gliel’ho scritto sul muro”, “mi ha aggiunto”. sono stanca di sentirmi chiedere se ho un profilo su facebook: ce l’ho avuto per una settimana, e non ho retto. è veramente troppo. quando mi suicidai su facebook, non c’era ancora la possibilità di eliminare del tutto il profilo, adesso c’è, ma non ho la minima intenzione di tornare là, riloggarmi e cancellare del tutto. che resti là, chi se ne frega. ho di meglio da fare.

signora maria, fondatrice del movimento NIMN: Not In My Network.

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