volevo celebrarlo il 30 settembre 2007, ma non ho avuto tempo.

sei anni fa su questo sito ho iniziato il blog.

questo sito adesso non si può aggiornare perché devi connetterti con il provider del sito. (mi sembra una pensata intelligentissima)

nel frattempo, per inattività, mi hanno congelato e chiuso l’indirizzo email collegato all’apertura del sito. fatakarabina su iol.

ho perso tutte le email salvate, una parte delle quali preziosa testimonianza di una storia che poi avrebbe cambiato la mia vita per sempre.

ma va bene così, alle volte siamo incapaci di fare ordine e continuiamo a immagazzinare, salvare, bookmarkare, e questi credo siano solo metodi stocastici di smaltimento fisiologico.

ammettiamolo, quante cose stiamo davvero tenendo da parte per un motivo valido, che non sia prendere polvere.

ammettiamolo, quando mai ti capita di andare a cercare una cosa chiusa in una scatola. (mai, tranne quando sai che te ne sei liberato)

non solo file, ma foto. scarpe. libri. giornali. maglioni. so on.
il peso delle nostre cose che ci seguono, la nebulosa di oggetti materiali e immateriali che siamo incapaci di lasciarci alle spalle.

il business degli hard disk esterni, come il business dei magazzini in affitto per metroquadro.
trenta giga.
sei metriquadri in periferia, in uno di quei veri e propri alberghi per cose.
(alberghi per cose. c’è dell’aberrazione in questo concetto.)

[forse aveva ragione bill gates nel 1981, 648k sono abbastanza per tutti, più che di ram io parlo di rom]

la domanda è sempre, da anni, cosa resterà di tutto questo un giorno, tra dieci, venti, trent’anni, ma io non ho voglia di svegliarmi domani per saperlo.

però prometto che quando, tra poco, farò il cambio di stagione, cercherò di essere il più impietosa possibile riguardo ai capi che mi servono, ricordandomi che probabilmente, se un vestito di zara torna di moda tra quindici anni, per quello che costa e che vale faccio prima a ricomprarmelo.
(e no, anche se ora vanno di nuovo di moda [trattasi di pura moda, come la portavo io, nessunissima implicazione politica – azz sono proprio una visionaria], non ho intenzione di farmi portare da roma la kephia.)

(però le superga di seta viola sì. le decolletée classiche nere col tacco 6cm pure. e il libro con tutte le poesie di emily dickinson, ammesso che stia lì e non perso chisà dove, inghiottito dal caos dello smaltimento fisiologico…)

stavo leggendo un articolo che raccontava come liberarsi in 10 passi delle cose inutili. reali e virtuali. tutto molto semplice e carino, tranne per una frase: prima di rimettere a posto, dopo aver pulito, c’è il passo “butta quello che non ti serve”.
ma se è proprio quello il problema.
se è il nocciolo.
l’impossibilità di separare quello che ti serve da quello che non ti serve.

perché, voi lo sapete, cosa vi serve e cosa no? e cosa vi servirà?*
*lo so, in realtà questa è sindrome di diogene.

“vabbè, oh, magari un giorno o l’altro ci costruisco una merzbild.”
(da una conversazione telefonica appena tenuta)

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