la campagna per la casa di moda Nolita è l’ennesimo fulgido esempio della comunicazione avanguardistica italiana.

il Polemico Fotografo(TM), ormai evidentemente più preoccupato di fare campagne che facciano discutere piuttosto che campagne che facciano pensare, ha fatto l’ennesima novantata di cattivo gusto.

Una campagna vecchia di dieci-quindici anni, sciacalla in tutto il suo splendore, e sfruttatrice, ancora una volta, del corpo femminile. This time, con una offesa in più: il corpo femminile malato.

ovviamente, come se nessuno sapesse niente, vero, delle azioni dei gruppi di subvertising degli anni 90, chiamate “feed the models”.
no, eh, un punto di vista originale, complimenti.

Tuttavia, ciò che veramente mi fa orrore non sono le ragazze anoressiche – numerose – che hanno dichiarato alla stampa di vari paesi di sentirsi offese e traumatizzate da questa campagna.

Quello che trovo veramente osceno è che si vocifera che Nolita, la marca di moda, non faccia capi oltre la taglia 44.

posso essere volgare?
MI SONO ROTTA IL CAZZO della pubblicità creativa che non se ne fotte niente del prodotto di cui sta parlando.
MI SONO ROTTA IL CAZZO dei pubblicitari che credono di essere artisti. LA PUBBLICITÀ NON È ARTE, E QUANDO LO È, È PERCHÉ STA FACENDO IL SUO LAVORO COI CONTROCAZZI. vedi: real beauty. vedi: reassuringly expensive. vedi: good things come to those who wait. vedi: hans brinker. vedi: the economist. vedi: tango. eccetera.
IL SUDDETTO LAVORO È VENDERE MERCE, cazzo. VENDERE MERCE, QUALE CHE SIA LA MERCE- SIANO IDEE, MERENDINE, VESTITI.
ma se tu, pubblicitario, stai occupando spazio e aumentando l’entropia- e possibilmente, occupandomi neuroni – con mere RAPPRESENTAZIONI DEL TUO EGO VECCHIO DI QUINDICI ANNI, allora per piacere,
lasciami in pace.
stai zitto.
levati dai coglioni.

e per piacere, fai spazio ai giovani.
alla gente nel cui cervello non sono ancora cresciute le ragnatele.

alla gente che non è ancora rovinata dalla cocaina, dalle mignotte, dai soldi (quest’ultimo molto difficile, visto che in Italia il 70% dei soldi dedicati agli stipendi di tutti i tipi di imprese è destinato a persone che hanno smesso di essere utili negli anni ’80.)

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