bentornati all’angolo “le tardive scoperte perspicaci della stagista”.
che poi è colpa della mia ingenuità.

come quando mi sono resa conto dell’ovvietà più ovvia, e cioè che l’*indie* (indie. abbreviativo di independent. che tradotto significa *indipendente*) è un segmento di mercato preciso, tanto nella musica come nella moda come nei film come in molte altre cose.

dopo 12 puntate di “heroes” mi sono resa conto che lo stesso identico vale per i nerd.
nerd: segmento di mercato con precise abitudini di consumo culturale e non. facilissima da identificare e quindi da beccare.

probabile che mentre a scienze della comunicazione le persone serie studiavano, io fossi impegnata a capire come uscire da san lorenzo senza perdermi in mezzo ai piloni della tangenziale (la mia bestia nera garante di perdita sicura dell’orientamento nonché colonna d’ercole ufficiale), quindi mi sono persa le meglio teorie più importanti, ma io ogni volta che vedo che una subcultura si trasforma in un segmento di marketing, un po’ ci rimango.

cioè, boh, è grazioso, no, dopo gli “indipendenti”, anche gli “inadatti”.

detto questo, “heroes” è un’opera d’arte assoluta, fichissima, e addictive dal primo episodio, cosa che con una serie non mi era successa mai.
e qui viene esposto abbastanza chiaramente a quale dei due target, tra indie e nerd, appartengo.
voglio una maglietta, che dica a caratteri cubitali SAVE THE CHEERLEADER, SAVE THE WORLD.
e soprattutto, voglio un superpotere.
beh oddio uno ce l’ho: spaccare le palle al prossimo quanto più possibile, quando meno è opportuno.
that’s a real skill.

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