prendi le tue parole. prendi le tue espressioni idiomatiche. anche le tue preferite, tutte. prendi i termini affettati e quelli desueti che sempre includi nei tuoi discorsi per fare scena o per fare scema. prendi il tuo lessico. prendi il tuo vocabolario. prendi i tuoi gesti. prendi le tue occhiate. prendi il tuo intero patrimonio comunicativo. prendi il tuo intero patrimonio espressivo.
adesso mettili in una scatola dei traslochi. e quando sei arrivata a destinazione, la scatola lasciala lí dove sta. non la aprire, che tanto non ti serve.
benvenuta al extranjero, mi querida.

ora scegli una lingua. scegline una dal patrimonio delle neolatine, per favore. nello specifico, scegline una che un anno fa, oltre a non esistere nella tua vita, in più ti faceva anche un po’ schifo. prenditi tre mesi di tempo. tre mesi senza lavoro.
il tempo giusto per riprendere possesso della propria esistenza, della propria taglia, e tentare di imparare a far funzionare una lingua. la tua. nuova. lingua.

poi scegli un lavoro. possibilmente, il meno adatto alla tua situazione transculturale: cioè lo stesso che facevi prima.
quello, pretendi di riprenderlo, dopo la pausa di tre mesi, nel punto esatto in cui l’avevi mollato.

e piano piano, comincia a tirare fuori qualcosa dalla scatola: i gesti, le voci… i sensi dei modi di dire. ma piano. porfa.

amici, amiche, compagni, compagne, fratelli, sorelle, lettori, lettrici.
date il benvenuto ad asha, ex becária, ahora redactora. (non pigliate per il culo. ho dei BIGLIETTI DA VISITA AZIENDALI che lo affermano.)

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