j’accuse

quasi ora di cena. supermercato di milano.
la stagista sceglie prodotti per la cena- fettine di vitello per le cotolette e, FONDAMENTALE, un contorno.
la stagista è fissata col contorno. senza contorno la carne è come se non la mangiasse. non è una scusa ulteriore per ingrassare, fosse pure un finocchio crudo, deve avere un contorno, la carne.
la stagista sceglie dal banco surgelati un appetitoso sacchettone di crocchette al purè da cuocere in forno.
c’è un casino nel supermercato, si avvia alla cassa, naturalmente quella con la cassiera più lenta, ma non c’era nemmeno bisogno di appuntarlo.
passa il tempo, arriva il turno, la cassiera passa il sacchettone appetitoso sul lettore ottico e dice “non è ancora stato schedato, non ha il prezzo.”
“e quindi?”
“non posso vendertelo.”
“ma scusi, non è possibile.”
“non posso vendertelo. torna domani e lo compri.”
“non. penso. proprio.”

ieri è stato leso il mio diritto all’acquisto. ieri è stato leso un mio sacro diritto.
io, cazzo, cassiera di merda, interfaccia inutile del sistema che verrà presto soppiantata, spero, da un più competente e gentile e carino robot, non ti ho detto costa troppo, ti ho detto VOGLIO COMPRARLO. prenditi pure cinque euro se vuoi, ma fammelo comprare. oppure non lo esporre, santozzìo.

ci fottete col consumismo facendoci credere che dobbiamo guadagnare, perché coi soldi possiamo comprare le cose, e poi non le mettete in vendita.

il sistema si evolve verso nuove forme di schiavizzazione.
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