26900 di beigbeder è un libro che chi non fa pubblicità può leggere per farsi due risate, e capire un po’ come funziona il mondo della pubblicità, ma non fino in fondo: è pieno di tecnicismi che i non addetti ai lavori possono benissimo non capire.
chi invece fa pubblicità lo legge per puro spirito neorealista, per tre quarti.
la virata splatter/ellis/surreale del finale, oltre ad essere fuori luogo, instilla un dubbio: non è che il libro l’ha finito così perché non se la sentiva di sputtanare fino in fondo il mondo della pubblicità? non è che tutta la surrealtà del finale serviva a ricoprire in parte di surrealtà anche l’inizio? come dire “scherzavo”?
nemmeno beigbeder ha avuto il coraggio di ammettere che è veramente così?
alla fine gli pareva brutto sputare nel piatto in cui ha mangiato sushi e pippato cocaina.
un uomo coerente.

l’amore dura tre anni, sempre dello stesso autore, è invece un ottimo esempio di scrittra automatica surrealista nella forma, e di muccinismo nel contenuto. i lamenti random di un trentenne sulla sua incapacità di portare avanti le relazioni, con conseguenti pessimistiche considerazioni sull’amore in generale. tutto questo, in assenza di una trama.
avvincentissimo.

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