correva l’anno 1994.
un giovane neal ancora scosso dalle vicissitudini extraprofessionali dei suoi precedenti idoli (maradona e kurt cobain) si trovava davanti alla difficile scelta: stati uniti o regno unito?

da un lato il postrock con le sue variabili impazzite, dall’altro un gruppetto di ragazzini incazzati della provincia inglese. da un lato la pretenziosa architettura sonica dei nipoti di seattle, dall’altro la presuntuosa arroganza dei figli di manchester.

la scelta fu abbastanza semplice. il tipo cestinò le camicie di flanella e i jeans stracciati. sostituendoli con jeans nuovi e t-shirt di cotone a righine. riesumò il parka di suo padre. rimpiazzo le vecchie docmartens bordò con un paio nuovo di sneakers adidas. et voilà. la trasformazione era quasi completa.

sì, perché restava soltanto il problema della chitarra. neal (che allora ancora suonava) contiunava ad essere parecchio affezionato alla sua jagstang marrone. così il passaggio alla epiphone-con-la-unionjack arrivò (soltanto dopo averla vista brillare di luce propria sul palco di knebworth) nel 1996.

correva l’anno 1994 e il giovane neal si sentiva terribilmente supersonico, beveva gin&tonico e (suo malgrado) nessuno gli offriva un viaggio in bmw. piuttosto si spingeva ancora sul treno supersonico tra le brumose terre di albione.

sul palco del broadwalk, come su quello dell’astoria e di maineroad, noel indossava una camicia a righe rossebiancheblu paercchio workingklass. liam invece un giubbottino di jeans e gli occhiali tondi che davano al suo sguardo un’aria meno seria e più walrus degli occhiali aggressivi che indossa oggi per nascondere la retina dai riflettori. perché ancora oggi quando sale sul palco le luci gli danno fastidio, almeno come i tentativi di stage diving dei fans americani o le spie che non si sentono. chissà poi per quale strano motivo…

correva l’anno 1994 e gli oasis avevano inanellato una serie strepitosa di hitsingle. una sequenza di popsong al vetriolo che gli aveva fatto meritare il nomignolo di sexbeatles. in ordine sparso a neal piacevano davvero tanto: supersonic, slideaway, rocknrollstar, liveforever, cigaretteandacohol, upinthesky. così tanto che il tipo s’era spinto lontanissimo per vedere un loro concerto. ascoltarle dal vivo fu una sensazione, come dire, decisamente vorticosa. un vortice tipo quello del primo logo della band. quello che compare sulla batteria fotografata sul singolo dontlookbackinanger.

quel vortice gli piacque così tanto, ma così tanto, ma così tanto. così tanto che decise di portarselo a casa.
infatti comprò una bella teeshirt con il vortice e il logo.

poi uno stronzo a lisbona due estati fa gli ha versato un’intera tazza di caffè su quella teeshirt. e neal ha dovuto buttarla via.

ecco. visto che neal deve andare a manchester a vedere gli oasis a fine mese e non vorrebbe andarci senza, non è che qualche anima gentile può comprargliene una?
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