“minchia, questa mutanda mi sta dando un fastidio al culo pazzesco.”, pensi mentre stai attraversando la strada, poi passa una macchina a tutta velocità e ti stende. sei morto. sei morta. pensando “minchia, questa mutanda mi sta dando un fastidio al culo pazzesco.” bell’ultimo pensiero di merda, prima di morire. davvero, complimenti.
il discorso è, caro/a mia, che le cose non avvertono prima di succedere. succedono e basta. ti piacerebbe avere il controllo, le situazioni impaginate come ti sta meglio, ma questo normalmente non succede. a meno che tu non sia un suicida, o un regista. per questo, non esiste modo di dire “ora succede questa cosa” e poi succede. la cosa succede. un blog non si chiude dicendo “lo chiudo”. si smette di scrivere e basta. succede. chi dice “ora chiudo” vuole sentire la gente che lo saluta calorosamente. non vuole davvero chiudere. e poi magari riapre. le cose vere invece succedono da sole. senza avvertire, senza colonna sonora e senza titoli di coda.
per l’appunto, infatti, capita di trovarsi a riflettere su cose interessanti e innovative, che catturano la nostra attenzione, e se hai semplicemente voglia di fare altro non cerchi un modo per sottotitolarti dicendo “sto facendo altro”, lo fai e basta.
capita di essere rapiti da un sacco di cose.
che costanzo, adesso che è morto il pianista, e dopo la morte di schulz, è solo, poraccio.
che castagna lo sapevamo tutti che doveva da morì prima o poi.
e che hanno fatto succedere tutto per andare in synch con le serate di sanremo, sgrena inclusa. la potenza del palinsesto.
di palo in frasca (o di rava in fava), non so se qualcuno ha mai notato l’impressionante somiglianza tra il nome di un detergente intimo e quello di un pulitore universale.
donna uno: “io mi lavo con chilly.”
donna due: “io invece con cillit bang.”
ma sempre perché voi valete, eh.

dopodiché un po’ ti dispiace anche, quasi quasi, di avere un sacco di cose da fare, poi ti dici che è agghiacciante dispiacersi di avere delle cose da fare. magari erano un po’ troppe, eh, dato che nel mese della spesa su internet, peraltro da te indetto, l’unica spesa che hai fatto su internet è stata quella all’esselunga.
(potrei aprire una parentesi di sei giorni sull’orgoglio di cliccare il pomodoro, l’orgasmo di ricevere la spesa a casa dentro la cucina, l’inquietudine generata dal fatto che non è rimasto nemmeno un occidentale che fa i lavori manuali in questa città, e la tasca del portafoglio dedicata alla fidaty card, oggetto santificato per la vincita di altri oggetti santificati come il forno microonde- per una qualità della vita basata sui punti fragola)

sanremo doveva vincero gigi. o toto. non quel capellone di renga, fenomeno da baraccone con la fidanzata sul palco, canzone modesta, molto molto meglio la gioia sanremese di d’alessio con i suoi amici e di toto con la cieca. tiè.
in ogni caso, odio e disprezzo per il presentatore a parte, sanremo si è rivelato come il programma più televisivo dell’anno. tutto mischiato insieme. baraccone, reality, pizzapomodoromandolino, rumore, opinionisti, sondaggioni, televoto via sms, io quasi quasi avrei fatto parlare anche il pubblico, ma solo se c’era la signora acida di amici di maria de filippi. geniale la clerici, geniali gli autori che non so come hanno fatto a scrivere tutto in anticipo, insopportabile solo la logorrea autogratificante del presentatore e i
suoi miseri scherzetti sulla scarsa statura del nostro premier. a proposito di tipi di governo, la cosa più interessante che ho sentito dire in giro ultimamente è che la maggior colpa dei nazisti è stato spostare verso l’alto il limite tra un governo normale e una dittatura, nel senso che ormai la gente se non vede il passo dell’oca per strada non si accorge, dimentica, dorme. bello.

“the aviator” è una cagata, anche il nuovo spot bmw, e anche tutto quello che ho fatto in ufficio ultimamente ^_^
in compenso, mi sono riinnamorata dei pixies.

e ho visto la borsa più bella del mondo, su questo sito. quella con scritto WILL FUCK FOR SHOES, ovviamente.

è il momento della citazione.
riporto pari pari da una scritta a matita scritta forse dieci anni fa sul libro TUTTI I TESTI DEI NIRVANA CON TRADUZIONE A FRONTE
love you for what I am not
do not want what I have got
(radio friendly unit shifter)

che non c’entra niente, però mi piace. il blog è mio e me lo gestisco io. oh. :P

insomma non è per giustificarmi che scrivo, non è per chiudere che scrivo, è perché oggi ho voglia di scrivere che scrivo. voglia, tempo, testa, dita.
io dico, a chi lo volesse sapere, che da oggi sarà sempre così, passate ogni tanto e date un’occhiata, perché oggi a me piace così, perché in questo momento è l’unica forma che do a questo posto, e se proprio avete bisogno di qualche minchiata preparata al momento, chi ha il mio numero sa cosa fare, offline sono molto più attiva :)

saluto tutti quelli della gangbang, più tutti gli altri, più tutti quelli che sono passati per la prima volta in questo periodo.
la stagista c’è, e odia ancora.
(e andrà al matrimonio di carlo e camilla con lo striscione DIANA ODIA ANCORA.)

click ^_^

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