(mesi che cercavo un’occasione per scrivere sto titolo. chi mi conosce potrebbe osservare “beh mediamente era adatto per qualunque cosa dovessi raccontare”, ok, posso essere fastidiosa. e anche un po’ fastidiella.)

insomma, l’ex stagista oggi cococò si vede affidare un pischello entrato nel monto tella pupplicità da un quarto d’ora, ebbene sì, come il subaffitto del subaffitto esiste anche lo stagismo dello stagismo.

insomma, mi dicono “supervisiona sto tizio” per un progetto, io mi gongolo per due settimane tra vaneggiamenti da dominatrix, sogni di sfogare le angherie subite, e sensi mammeschi di responsabilità, fino a che non arriva il brief.

lo guardo con occhi giganti e comprensivi tipo manga, cerco di spiegargli tutto, gli do una pacca sulla spalla e lo saluto col fazzoletto attaccato alla mano e le lacrime attaccate alle guance mentre salpa verso il suo primo progetto serio.

un naufragio.

mi torna praticamente in lacrime, giorno dopo giorno, dicendo sempre più calmo e sempre più convinto, “io non ci riesco”.

il capoccia gli chiede di scrivere altro, e lui torna con le cose cassate.

dici, forse non lo sa?

no, io glielo dico che non si fa.

e lui dice si, ma tanto non c’è niente.

passo dalla compassione al nervosismo, aizzata da sue considerazioni relativamente innocenti tipo “va beh, vorrà dire che non presentiamo cose belle” e “me lo scrivi tu?”, cercando di fargli capire con le buone che il convento passa questo, che il lavoro è così, tre secondi di tempo per fare il lavoro di tre settimane. e che se dicesse una cosa del genere a qualcuno che diversamente da me conta più del due di briscola, dovrebbe poi premurarsi di andare in giro rasomuro.

e scopro di saper essere veramente cattiva. e che per la prima volta nella mia vita, non mi interessa stare antipatica apertamente a qualcuno.

insomma alla fine per oggi è andata, ma la prossima volta che mi manda in presentazione con un foglio coi refusi residuati dei copiaincolla gli faccio lo shampoo.

eccheccazzo.

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