se non ci avessero imposto che dobbiamo essere bravi, sempre più bravi, farci il culo per essere bravi al limite del perfetto.

se non ci avessero imposto che dobbiamo essere felici, sempre più felici, derattizzarci da tutte le ombre per essere felici al limite della paresi facciale.

se non ci avessero imposto che dobbiamo essere innamorati, sempre più innamorati, innamorati appassionati e contenti per tutta la vita.

se non ci avessero imposto che dobbiamo essere sani, sempre più sani, immuni da ogni tipo di malattia ai limiti dell’immortalità.

se, boh. non so cosa sarebbe successo.

magari farebbe tutto anche più orrore.

o magari, soltanto, sarebbe solo più facile accettare che le cose finiscono. e che succedono. i guai, gli scazzi, la morte.

ma non si parla di multinazionali e consumismo, e cultura moderna e modelli di bellezza, di accumulo di soldi o di merci. è una questione di strutture di pensiero. di standard. lo standard del super-io. del genitore frustrato.

è colpa degli standard con cui bisogna misurarsi, se siamo sempre in angoscia, competizione, insoddisfazione. se cerchiamo di fare cose che non realizzeremo mai. come la felicità perenne, l’immortalità. (il matrimonio…?)

e io sento che sono standard arbitrari.

dottoressa ma che cazzo scrivi? dev’essere il caldo. eh, menomale che sull’eurostar ci sarà l’aria condizionata. guarda che se mi viene il torcicollo poi sono cazzi tuoi. eddai, che palle.

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