houselife


questo è il motivo per cui tutto dovrebbe scorrere via e non restare mai, mai da nessuna parte, perché è improponibile che ti ritrovi a sfogliare un diario, aprire un cassetto, una scatola, un armadio, la pagina dieci del tuo album di flickr – e trovi delle cose che neanche ti ricordavi di avere, e da una parte dici “ahah, ma guarda”, e dall’altra dici “ma sono cretina? ma perché l’ho lasciata qui, a imperitura memoria di come non sarò mai più?”. nell’ansia del non saper scegliere MAI cosa buttare e cosa no, facciamo così: io agirò a caso, senza particolari accorgimenti, né per conservare ossessivamente, né per cancellare ossessivamente. quello che resta, resta.

(e ti ritrovi a sperare in un incendio che spazzi via tutto, in un FAIL della memoria di qualche server che dimentichi tutto quello che non hai il coraggio di buttare anche se sai che non ti servirà mai, che non lo riguarderai mai.)

poi però le rivedi, tutte quelle cose, e dici “no, non potrò mai separarmene.” robba mia, vientene con me.

coe

dal flickr della signora maria, cinquemiliardi di anni fa. (jonathan coe, ovviamente.) la pecetta è sul nome “Maria”, all’epoca ero un po’ paranoica. [adesso invece sono enormemente migliorata, chiaro.]

[ah, ho già scritto questa cosa dell'ansia della memoria e degli oggetti in altri trenta modi diversi, forse neanche tanto diversi? maddai, non me lo ricordavo]

nell’ultimo mese ho assistito a 4 matrimoni, 2 veri e 2 in una serie tv, che poi è la stessa cosa perché quando segui una serie da tanto e qualcuno si sposa è come se si sposassero amici tuoi.

ho pianto a tutti e quattro. se poi vogliamo metterci anche i film, allora ho pianto a tutti e cinque. ecco i premi.

miglior location, miglior ciucca, miglior post-festa, menzione speciale per pianto da ingresso sposa in poi, selezione “un certain regard” per l’ansia che avevo già da una settimana prima e la preoccupazione per il meteo manco fosse il matrimonio mio: M e D, coppia di amici.

miglior buffet, migliore sistemazione al tavolo con ottime nuove conoscenze, peggior parcheggio con salto di inizio della cerimonia: S e S, cugina e sposo.

miglior entrata in chiesa, migliore doppia celebrazione delle nozze, miglior pre-party: Jim e Pam Halpert, The Office.

miglior storia d’amore prima del matrimonio: Carl e Ellie Fredricksen, Up.

miglior officiante del rito*, miglior cerimonia, migliori intrighi pre-nozze, premio speciale “non me l’aspettavo ma ho pianto tantissimo”: Rufus e Lily Humphrey.

*per chi non lo sapesse stiamo parlando di Kim Gordon, non so se mi spiego. (riceve automaticamente anche il premio “OMMIODDIO urlato più volte durante la celebrazione”)

una vita spesa (male) a (non) capire la differenza tra “preoccuparsene” e “occuparsene”.

di fronte al supermercato c’erano dei ragazzi col tipico banchetto firme/soldi, tutti con la pettorina dell’UNHCR. erano in-schivabili e nonostante il mio sguardo fisso a terra, sono stata agganciata. nei tre secondi che avevo a disposizione ho pensato alla migliore strategia per tagliare subito corto e allontanarmi in fretta senza dar loro soldi, non perché non sostengo la causa, anzi, più che altro perché ultimamente non è che le riserve auree siano in buone condizioni. (e l’oscar per l’eufemismo va a…)

“ciao!”
“ciao, scusa, vorrei davvero aiutarvi, ma sono disoccupata.”
(cosa che tecnicamente è vera.)
“ah, e che lavoro facevi?”
“la pubblicitaria.”
(anche in questo caso non ho mentito.)
“vuoi lavorare con noi?”

ecco, lì ci sono rimasta. l’ho guardato tre secondi e mi sono resa conto che, se avessi accettato, quello sarebbe stato probabilmente l’unico lavoro utile che avrei mai fatto in tutta la vita. pagato male ed esposto alla maleducazione della gente come me. ma utile, utile davvero.

dev’essere per questo che ho detto di no.

il 30 settembre 2001 scrivevo il mio primo consapevole “post” sul “blog”, le cui pagine aggiornavo manualmente, dal basso verso l’alto, direttamente sull’html, senza permalink. pensavo che “plink” fosse un’onomatopea.

erano i tempi di digilander. e dei post chilometrici (minchia, più lunghi di questi?). e dello stupore assoluto, dell’entusiasmo, del non porsi neanche il problema “ma chi cavolo se la legge questa roba?”. delle pagine con lo sfondo nero e i caratteri microscopici in bianco, mepossino. del link mailto con l’oggetto incorporato: “il tuo blog è una figata pazzesca, complimenti sei un genio”. il mondo iniziava e finiva nella mia camera da letto, coi vestiti per terra, i libri dell’università da tutte le parti, le pareti modello bacheca del centro sociale. la cucina era un magazzino per i cartoni della pizza. il metabolismo non mi tradiva mai. la laurea sembrava un traguardo lontanissimo, la tesi un incubo che potevo ignorare tranquillamente, ancora per poco.

potrei andare avanti così a parlare della mia ingenuità dell’epoca, della tenerezza che mi fa, o delle sopracciglia tremende che avevo. o dei dottor martens e della mia ostinazione ad abbinarli con tutto, nella convinzione che nella vita non avrei portato altro.

ma sospetto di avere già scritto questo post, a cadenza regolare, almeno altre quattro volte.

sicché buoncompleanno, attività di blogging della signora maria.

ecco cosa dovrebbero scrivere sopra i portoni delle strutture sanitarie pubbliche:

LA GENTILEZZA SI PAGA.

a forza di ripetere una cosa, finirà col diventare vera.

(non devo andare ad un matrimonio)n

quindi non devo decidere cosa mettermi. non c’è nessun problema. non sarò costretta a provarmi quel vestito là (l’unica opzione praticabile) per scoprire che non mi sta come mi stava l’anno scorso, e già l’anno scorso non mi stava come mi stava l’anno prima.

ad libitum.

via icanhascheezburger.com

via icanhascheezburger.com

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